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L' Arte del 900 nella Collezione Posabella


Palermo
arte e cultura, attività culturali educative e ricreative

La collezione di Eleonora Posabella (Nuoro 1913 – Roma 2003) della Galleria Civica di Monreale presenta una connotazione ben precisa nell’ambito delle raccolte museali siciliane dedicate alla cultura artistica del XX secolo.

Le ragioni profonde della donazione dell’importante raccolta all’ente pubblico monrealese si legano al sodalizio culturale e umano tra Eleonora Posabella e Giuseppe Sciortino (Monreale 1900 – Roma 1971), figura assai nota di critico d’arte, poeta, scrittore e giornalista presente nel panorama culturale italiano per oltre cinquant’anni.
Le scelte del nuovo allestimento, curato da Giuseppe Moschella e da Gaetano Bongiovanni, della collezione Posabella hanno riguardato le aree di provenienza dei diversi artisti, con opere di pittori afferenti alla scuola Romana come Carlo Quaglia con un dipinto del 1958 dal titolo "Piazza del Quirinale", il quotatissimo Fausto Pirandello con un "Nudo rosso" di contorta e sofferta carnalità e Luigi Montanarini, con la sua “Composizione” dalle cromie accese.
Tra i meridionali si focalizza l’attenzione su un piccolo Paesaggio urbano di Emilio Notte, opera giovanile del 1916 che scopre un’attenzione particolare alla pittura di Cézanne con una costruzione di immagine per piani; a Pasquale Vitiello si deve il bel paesaggio del 1961 La stella alpina al Terminiello,
Del Novecento toscano possiamo ammirare, per citarne qualcuno, opere di Ardengo Soffici, Ugo Capocchini e Mario Marcucci.
A conclusione di questo itinerario, fra alcune opere della collezione monrealese, vi sono due dipinti del noto pittore del gruppo dei “Sei di Torino”, Carlo Levi, di piccole dimensioni ma preziosi e di datazione piuttosto alta: Alberi del 1939 e Volti del 1942. 
Tra gli artisti siciliani presenti nella collezione – Pippo Rizzo, Leo Castro, Gianbecchina, Nino Cordio, Giuseppe Mazzullo e Franco Nocera – emerge il Ritratto di Eleonora Posabella, terracotta di Emilio Greco, per la notevole plasticità classica del volto mostrato in lieve torsione in cui la luce valorizza lo studiato impianto della scultura, mentre nella Composizione di Renato Guttuso, inchiostro e acquerello su carta della seconda metà degli anni ’50, esercizio grafico e pittorico insieme, si individua una riflessione sul linguaggio picassiano. 
Per finire tra le numerose ceramiche – piatti, vasi e bottiglie soprattutto – occorre almeno segnalare il Vaso del faentino Pietro Melandri databile nella seconda metà degli anni ’50 in cui le cromie metalliche consentono di evidenziare raffinate sagome stilizzate, quasi una cifra stilistica di straordinaria modernità.

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